FIFA20: Intervista con il coach Alessandro Brandi

FIFA Coach, Alessandro Brandi

Tra i primi player italiani ad aver vinto all’estero, Alessandro Brandi vanta una grandissima esperienza nell’ambito del videogioco targato EA, che oggi mette al servizio dei nuovi talenti del mondo esport. Nello staff dell’agenzia Pro2Be Esports dal 2018, Alessandro ha risposto alle nostre domande per conoscerlo meglio.

Il tuo cammino parte in FIFA 2004. Come è cambiato il panorama competitivo dei primi FIFA ad oggi? Quali sono le maggiori differenze?

Ho iniziato amatorialmente su Fifa 2001. Poi piano piano ho conosciuto diversi siti, tra cui Fifaclubs dove avvenivano i primi tornei a livello nazionale, era gestito da Clander che è stato per diversi anni arbitro di FIFA ai World Cyber Games. Successivamente è entrato in gioco ProGaming con Marco Olivari. Il grosso cambiamento rispetto ai miei tempi è quindi l’investimento che avviene sui player: 15-10 anni fa non c’erano infatti molto introiti, non c’erano stipendi mensili in Italia (mentre in Germania, Usa, Korea si respirava già aria di professionismo). Adesso lo sviluppo sta diventando importante anche nel nostro paese, inoltre rispetto a prima, la EA organizza direttamente i tornei e ne fa diversi. Ai miei tempi c’erano le Olimpiadi (World Cyber Games) a cui ti qualificavi vincendo i campionati nazionali (con al massimo uno o due rappresentanti per nazione), gli European Cyber Games ed infine qualche torneo organizzato ESL.

Nel 2007 hai partecipato ai World Cyber Games a Seattle, sei arrivato 2° alla Champions League a Berlino e sei diventato campione d’Italia. È stato quello il tuo migliore anno da giocatore professionista?

Sì, sicuramente. La vittoria del campionato italiano mi ha portato anche ad Hannover a partecipare ai European Cyber Games.  L’aneddoto particolare è che sono migliorato, grazie ad un torneo dell’anno prima, all’Euronics in cui vinsi l’Honda 125. Aneddoto perché? Molti non sanno che una volta i campionati mondiali non erano su console ma su PC, quindi si poteva usare o controller o tastiera. Io iniziai a fare i primi risultati e i primi campionati italiani giocando su tastiera ma quell’estate dovetti abituarmi a giocare col controller per disputare il torneo. Così in due mesi insieme al mio miglior amico Corrado Marengo (tra l’altro campione italiano 2010) mi allenai molto su controller, vinsi la tappa Euronics di Rimini e arrivai a giocare la finale a Milano dove appunto vinsi la moto. Proprio da quel torneo acquisii più consapevolezza nei miei mezzi e arrivai poi alle vittorie del 2007.

Qual è il passaggio mentale da fare per passare da giocatore ad allenatore? Hai cambiato il tuo mindset per adattarti a questa nuova posizione?

Mentre prima dovevo essere io a tenere una certa concentrazione in game, ora bisogna entrare nella testa dei giocatori e cercare di tenerli sempre sul pezzo, ossia di farli restare concentrati sull’obiettivo, dargli quella consapevolezza per raggiungere i traguardi che si sono prefissati. Non bisogna perdere il controllo alle prime difficoltà, perché è risaputo che su FIFA ci sono diverse situazioni che possono contribuire ad una mancanza di lucidità per arrivare al risultato finale. Questa è la cosa più difficile, solo restando concentrato tutti i 90-180 minuti si possono raggiungere nuovi risultati. Ho cambiato il mio mindset, ma continuando a dilettarmi sul gioco con mercato e Weekend League, riesco anche a capire cosa provano i ragazzi in alcune situazioni e questo mi aiuta a capire le varie problematiche che possono affrontare in game ed a cercare soluzioni per superarle.

In qualità di coach qual è il primo step da fare per migliorare un giocatore? Ti concentri più sul lato psicologico o sul lato tecnico del gioco?

Bisogna aiutarli su entrambi i lati, diciamo che su quello psicologico in Pro2Be abbiamo anche un’ottima mental coach, Marzia Fasano, che supporta i ragazzi. Io mi occupo più del lato tecnico, aiuto i ragazzi a migliorare le fasi di gioco, per esempio spiegando loro quando ci sono situazioni in cui è meglio gestire la palla rispetto ad attaccare subito, inoltre studiamo quali possono essere i miglioramenti da fare alla squadra coi vari giocatori di Ultimate Team che escono di volta in volta, e li aiuto a investire in modo adeguato i crediti per ottimizzare la squadra. È un ruolo più in stile manager inglese, poi mentalmente li si aiuta durante le gare a tenere la concentrazione alta ed a restare in partita.

Nel 2019 hai contribuito alla vittoria di Dagnolf ad Atlanta, qual è stato il valore aggiunto per poter conseguire questo successo e battere i migliori del mondo?

Dagnolf è stato un grande, da un evento all’altro ha fatto un salto di qualità. A Manchester, durante la eChampions non era ancora al livello degli altri, si trattava del primo evento live all’estero e non sfruttava alcune situazioni di gioco. In quei sette giorni tra un evento e l’altro, è stato bravissimo ad allenarsi ed in poco tempo ha appreso come sfruttare certi tiri e certi passaggi che gli sono stati poi utili al successo di Atlanta, diventando ancora più forte di prima. È stato bravissimo, Daniele vuole sempre migliorarsi ed è pronto ad ascoltare i consigli, e quando trovi player così è facile aiutarli a migliorare. Ci sono comunque tanti altri player forti in Italia, che se seguiti possono arrivare a quei livelli. Il primo passo è partecipare ad un evento, acquisici una sicurezza che ti aiuta a sbloccarti mentalmente, affrontando le qualifiche con meno ansie.

Pensi che il lavoro di un coach sia spesso e volentieri sottovalutato dagli addetti ai lavori?

Ad essere onesti sì, non solo dagli addetti ai lavori ma un po’ da tutto l’ambiente. Diciamo che è un settore che ha bisogno ancora di tempo per arrivare a regime ed essere considerato in maniera più importante. Ad ogni modo sono convinto che nel giro di qualche anno anche questo ruolo prenderà piede a livello italiano.

C’è qualche allenatore calcistico o sportivo a cui ti ispiri?

No, in realtà no, rispetto al calcio ti relazioni con meno giocatori e devi far rendere al massimo un singolo player (anche se poi ne gestisci più di uno, ma i risultati di ciascuno sono separati dagli altri) mentre nel calcio devi far rendere al meglio una squadra di 15-20 persone e quindi il lavoro mentale e tecnico è probabilmente abbastanza diverso. Se devo pensare ad un tecnico, mi viene in mente Antonio Conte, perché spreme i suoi giocatori al massimo, facendoli rendere a più del 100%!

Sei ancora un buon giocatore con il pad in mano, ti diverti ancora in Weekend League? E che consigli vuoi dare alla community per crescere in game?

Diciamo che ormai, anche per l’età, la famiglia e il tempo a disposizione gioco molto meno su FIFA. Mi diverto ancora a fare mercato e a giocare la Weekend League, anche se il più delle volte non riesco a finirla per i motivi elencati. Quest’anno ho fatto due volte 27 vittorie su 30 ma solitamente mi fermo a 20 con 6-7 partite rimaste. Ho notato infatti che con i premi di “Oro 1” guadagnavo di più che non con i premi da “Fuoriclasse”. Se mi concedete un gergo del mondo FIFA, vi dico anche che ho “sculato” trovando infatti tre icone! Non posso lamentarmi!

Infine, alla community di FIFA posso solo dire di cercare di aiutarci più che possiamo tra italiani perché più succede questo, più il movimento italiano si svilupperà, più player arriveranno in alto e tutto questo sarà utile ad aumentare sempre di più l’attenzione verso il mondo del calcio virtuale, e quindi gli investimenti nel nostro paese.

Alessandro, grazie mille per le tue parole! Tra 7 giorni ti aspetta la FUT Champions IV di Parigi come coach dell’AC Monza Esports, non ci resta che farti un grosso in bocca al lupo!

Crepi il lupo, e grazie a voi, daremo il massimo per disputare con Raffaele Cacciapuoti un buon torneo!

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#BeProActive

 

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